Une petite mosaïque

ArteUne petite mosaïque

Une petite mosaïque

Una parola, un significato, o forse più?

Si dice che in media un uomo pronunci 5000 parole al giorno, mentre una donna 7000, ma bando alle differenze, ciò che è certo è la quantità immensa di note che emettiamo. Che siano composte da una o da mille, l’essere umano crea, parola dopo parola una membrana che diventa la sua voce, il suo ponte comunicativo dall’interno verso l’esterno.

 
essere mosaico

Prima ancora di associare la parola mosaico alla tecnica decorativa, scopriamone la molteplice origine etimologica e vi sorprenderete come tutto è magicamente connesso, vediamone alcune:

  • di Mosè. Relativo al personaggio biblico, liberatore del popolo d’Israele dall’Egitto e suo legislatore nel deserto, e alla ‘Legge Mosaica, la legge degli antichi Israeliti, attribuita da Dio a Mosè e registrata nei primi cinque libri del Vecchio Testamento, il cosiddetto Pentateuco.
  • dal greco μουσαικόν (musaikòn) = opera delle Muse e dal latino medievale medievale musaicus, cioè delle Muse, divinità minori figlie di Zeus e Mnemosine. Inoltre i Latini chiamavano (opus musivum) = opera delle Muse, il rivestimento decorativo applicato alle grotte dedicate alle Muse. Infatti, ai tempi dell’antica Roma, era uso comune costruire nei giardini delle ville, grotte e anfratti dedicati alle Ninfe o alle Muse, le cui pareti erano decorate con sassolini e conchiglie.
  • in biologia, il modello mosaico fluido, è un modello della struttura della membrana cellulare, detto anche modello Singer-Nicolson, = mosaico: le membrane sono costituite da tanti piccoli tasselli che formano catene a doppio strato lipidico per creare una divisione fra la zona idrofila e idrofobica, = fluido: i tasselli del mosaico, ovvero le nostre molecole, si muovono, donando cosi alla nostra membrana la caratteristica di essere dinamica malleabile. E arriviamo ai giorni nostri, al significato più conosciuto di mosaico, come la tecnica decorativa usata nel rivestimento pavimentale o parietale ed ottenuta mediante l’utilizzo di frammenti di materiali policromi.
Quale è la sua patria madre?

Il mosaico nasce in Mesopotamia (3000 a.C) e si diffonde nel mondo dell’antichità durante il periodo della dominazione Ellenistica e Romana. Si sviluppa prima di tutto con intenti più pratici che estetici: argilla smaltata o ciottoli venivano usati per ricoprire e proteggere i muri o i pavimenti in terra battuta. Le tessere arrivano molto dopo, nel III secolo a.C, di diversa natura e colore (marmi, paste vitree, conchiglie), per decorare gli spazi con oro e pietre preziose.

Nel periodo imperiale il mosaico conosce una luminosità pura e sublime.
Un esempio di questa forza espressiva è il mosaico della Battaglia di Isso, realizzato con circa un milione e mezzo di tessere. Fu trovato il 24 ottobre 1831 a Pompei, nella pavimentazione della casa del Fauno, durante gli scavi archeologici. La scena illustrata è quella della storica battaglia greca, del 333 a.C. tra Alessandro Magno, a sinistra e Dario III, a destra. Un’opera insolitamente dettagliata per una residenza privata, probabilmente è stato commissionato da una persona o una famiglia benestante. Lo conferma l’uso e la classicità di soli quattro colori, bianco, giallo, rosso, blunero. A riprova che nulla è fatto a caso, e dietro ogni minimo dettaglio c’è una scelta dal profondo significato etimologico ed emblematico.Il mosaico è ora conservato al Museo Archeologico di Napoli.

Nel Rinascimento il mosaico non è più mezzo creativo autonomo ma si slancia verso il concetto di eternità della materia, per rendere immortale l’opera pittorica: diventa definitivamente subordinato all’architettura e alla pittura. Si pensi a Casa Batlò e Parco Güell di Antoni Gaudí. Ma è il Novecento il secolo che segna la rinascita del mosaico, soprattutto grazie alla nascita del Liberty e dell’Art Déco, che lo sollevano dal ruolo di arte secondaria e lo proiettano come arte nobile, alla riconquista della sua unicità.

Come dire, un mosaico è per buoni intenditori

In Italia, il centro del mosaico contemporaneo resta Ravenna con la sua meravigliosa Basilica di San Vitale e il Mausoleo di Galla Placidia.
Non da meno, la piccola città di Spilimbergo, sede della prestigiosa Scuola Mosaicisti del Friuli’, unica realtà al mondo per la formazione di Maestri Mosaicisti. Fondata nel 1922, quest’anno ha compiuto la bellezza di 99 tesserine! Potete visitarne i laboratori e la ricca galleria di opere, e l’ingresso è libero!

Diverso se volete saperne di più sui Maestri del Mosaico nello specifico. Infatti alla fine del 2005 il Centro internazionale di documentazione sul mosaico ha creato anche un archivio online intitolato Databank Mosaicisti Contemporanei, una vera e propria banca dati dei mosaicisti contemporanei per cercare informazioni e immagini relative ai mosaicisti, ai laboratori e alle loro attività artistiche.

Per la sua immensa storicità e capacità di durata nel tempo, il mosaico è stato riscoperto come arte adatta a comunicare contenuti sacrali, politici e umanitari. Praticato in tutto il mondo, lo possiamo immaginare come una membrana multicolore, variopinta sia nelle sue forme che nei suoi colori. L’immagine che ho scelto per questo articolo è proprio ciò che rappresenta. E guardate un po’ la straordinaria interconnessione delle cose. Vi ricorda forse la trama di Arlecchino? A me un po’ sì, tra l’altro era il mio personaggio preferito a Carnevale. Ogni anno puntuale indossavo la famosa maschera di Bergamo, dal caratteristico abito a losanghe. Vedete come pezzo dopo pezzo, tutto è composto da un’unica matrice, l’Arte stessa!

 
Il moasaico è un’arte che forma, scioglie e libera!

Il mosaico è un’ arte antichissima, poliglotta, cosmopolita, che non conosce confini, grazie alla sua fluidità si distingue per la sua unicità e quella straordinaria capacità di reinventarsi e perdurare nel tempo. Un’arte che offre infinite possibilità.

Fa da ponte tra le altre forme d’arte ed essendo la più antica, anche la più nobile nonché quella connessa intimamente con la Natura, con la Grande Madre. E sappiamo bene come ora più che mai c’è bisogno di sviluppare una società che ritiorni al bello, unita, seppur nelle sue diversità, alla salvaguardia dell’ambiente, nel rispetto di tutti gli esseri.

Dei migliori manuali musivi, quale è il migliore?

I tempi sono ancora poco maturi per poter fluire liberamente, ma nulla vieta di appuntarsi chicche come queste nell’attesa di ripartire. Vi consiglio due letture, Il Mosaico attraverso i secoli di Henri Lavagne (Autore), M. De Leonardis, Il Mosaico, materiali, tecniche, storia di Fiorentini Roncuzzi Isotta, entrambi di Longo – Ravenna Editore. Infine Il mosaico dalla copia all’interpretazione, di Evelina Della Vedova.

A voi la scelta!

 
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Grazie per la tua gentile presenza,

Couocou,
Madama Olivea

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